L’ENRICO IV ALLO “STREHLER”: POTENTE E BELLISSIMO

Franco Branciaroli nei panni di "Enrico IV"

Franco Branciaroli nei panni di “Enrico IV”


di Lorenzo Rotella

Dal 21 ottobre al 2 novembre è possibile recarsi al Piccolo Teatro Strehler per assistere alla magnifica rappresentazione dell’Enrico IV di Pirandello, per la regia e l’interpretazione di Franco Branciaroli.
In questo dramma in tre atti, che a febbraio ha compiuto 92 anni, si riserva un bellissimo binomio fra le battute vecchie di un secolo e la recitazione contemporanea. Gli elementi in scena, la gestualità e il modo di muoversi degli attori pare fedele al teatro che oggi, in qualsiasi opera teatrale che non riprende un grande classico, possiamo vedere; ma al tempo stesso, sono di Pirandello i vestiti che indossano. Ed è tutt’altro che stonata, questa recitazione. Anzi, si sposa benissimo col passato.

Un esempio sono i giovani che servono Enrico IV (o meglio, assecondano la sua follia). Nell’opera classica sono dei sempliciotti e lo dimostrano parlando. In quest’opera, invece, rappresentano dei normalissimi giovani della nostra epoca: appena il re si ritira nelle sue stanze, ecco che salta fuori uno spinello (tra l’altro, prima luce ad accendersi sul palcoscenico all’inizio dell’opera), ecco che sono debilitati dal fumo, o da presunto alcool consumato in precedenza, o semplicemente dalla noia e dal loro essere così, ingenui e spaventati da quella figura che, sotto stipendio, devono servire.
Questo, unito ai vestiti, alle attrezzature dinamiche e moderne sulla scena, alle musiche (poche, pochissime tra gli intervalli, ma della giusta intensità), al cambio di colori sfumato e non diretto che fa intendere un pensiero solitario anziché un’azione buffa o corale: tutto ciò rende strepitoso, potente e suggestivo lo spettacolo di “Enrico IV”.
Strepitosa è anche la recitazione: gli attori sono in grado di muoversi a proprio agio nei loro personaggi, al punto da sembrare veramente loro, con estrema naturalezza. Per spiegarsi meglio: Melania Giglio e Giorgio Lanza, che sul palcoscenico interpretano Matilde e Tito, finito il Terzo Atto salgono sul palco e la magia è tutt’altro che finita. Sembrava di vederli ancora, quel Tito e quella Matilde! Come se Franco Branciaroli, volendo mantenere l’opera il più possibile genuina, gli avesse intimato di comportarsi come sempre e di essere Melania e Giorgio, non Matilde e Tito! Perfetti tutti quanti, del resto, nelle battute e nella dizione che non ostenta un’obbligata comprensione o lo scandire bene la voce, spesso molto fastidioso durante una prova di recitazione. Voci pulite, gestualità imperfetta, come se ci muovessimo nella vita reale e dunque perfetta sul palcoscenico!
Una volta appurato che questo spettacolo dev’essere visto, o perlomeno apprezzato in tutto il suo splendore, è bene fare un riassunto della trama per tutti.

Da sinistra a destra: Sebastiano Bottari (Landolfo/Lolo), Andrea Carabelli (Bertoldo/Fino), Pier Paolo D’Alessandro (Ordulfo/Momo),  Daniele Griggio (Il cameriere Giovanni), Mattia Sartoni (Arialdo/Franco).

Da sinistra a destra: Sebastiano Bottari (Landolfo/Lolo), Andrea Carabelli (Bertoldo/Fino), Pier Paolo D’Alessandro (Ordulfo/Momo), Daniele Griggio (Il cameriere Giovanni), Mattia Sartoni (Arialdo/Franco)

Un nobile del primo ‘900 prende parte ad una mascherata, in occasione del carnevale, nella quale impersona Enrico IV; alla messa in scena, prendono parte anche Matilde Spina, donna di cui è innamorato, ed il suo rivale in amore Tito Belcredi. Quest’ultimo disarciona Enrico IV (e nella rappresentazione di Branciaroli viene spiegata soltanto la scena, accusando Tito in maniera velatissima tramite qualche battuta finale). Risvegliatosi dopo aver battuto violentemente il capo, il nobile si convince di essere davvero Enrico IV.
La follia dell’uomo viene assecondata dai servitori che il nipote, il marchese Carlo di Nolli, mette al suo servizio per alleviarne le sofferenze. Dopo 12 anni Enrico guarisce e comprende che Belcredi lo ha fatto cadere intenzionalmente per rubargli l’amore di Matilde, che poi ha sposato e con il quale è fuggita (e anche questo, per lasciare maggior spazio al messaggio filosofico di Pirandello, viene risolto con qualche battuta; chi non ha letto l’opera, vedendolo a teatro non può comprendere questo dettaglio). Decide così di fingersi ancora pazzo, di immedesimarsi nella sua maschera per non voler vedere la realtà dolorosa. Dopo 20 anni dalla caduta, Matilde, in compagnia di Belcredi, della loro figlia e di uno psichiatra, va a trovare Enrico IV. Lo psichiatra è molto interessato al caso della pazzia di Enrico IV, che continua la sua finzione, e dice che per farlo guarire si potrebbe provare a ricostruire la stessa scena di 20 anni prima e ripetere la caduta da cavallo. La scena viene così allestita, ma al posto di Matilde recita la figlia, Frida. Enrico IV si ritrova così di fronte la ragazza, che è esattamente uguale alla madre Matilde da giovane, la donna che Enrico aveva amato e che ama ancora. Ha così uno slancio che lo porta ad abbracciare la ragazza (nello spettacolo in questione, lo slancio è dovuto all’arrendersi all’evidenza dei fatti e, al tempo stesso, al rifiuto di cominciare a vivere da sano, al rifiuto di quella nuova vita che si sarebbe presentata fuori dalla sua fittizia dimora, per lui reale). Belcredi, il suo rivale, non vuole che sua figlia venga abbracciata e si oppone. Enrico IV sguaina così la spada (nello spettacolo viene estratta da un servitore che stava cercando di dividere le due figure dall’abbraccio) e trafigge Belcredi, ferendolo a morte.
Per sfuggire definitivamente alla realtà, in cui sarebbe anche stato imprigionato e processato, decide di fingersi pazzo e nuovamente circondato dai suoi servitori, che sanno e hanno il timore di non saper nulla della sua salute mentale.
Ma l’ultima battuta di Enrico fa intendere chiara e forte la mente dell’uomo: “Ora sì, per forza… qua insieme, qua insieme… e per sempre!”

ENRICO IV
regia Franco Branciaroli
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi
con Franco Branciaroli
e (in ordine di apparizione) Melania Giglio, Giorgio Lanza, Antonio Zanoletti, Tommaso Cardarelli, Valentina Violo, Daniele Griggio
e con (in ordine alfabetico) Sebastiano Bottari, Andrea Carabelli, Pier Paolo D’Alessandro, Mattia Sartoni
produzione CTB Teatro Stabile di Brescia / Teatro de Gli Incamminati

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Studente di Filosofia, bibliotecario, non voglio far altro che scrivere.