Ed Wood, il genio peggiore di tutti i tempi?

Immaginate un uomo attratto dai maglioncini d’Angora (quelli pelosissimi), a tal punto da indossarli spesso. Un uomo che sotto i vestiti della vita quotidiana (e, quando era in guerra a Pearl Harbour, sotto quelli della Marina Militare) indossava una lingerie rosa di pizzo, perché “incredibilmente comoda”. Un po’ strano, direte voi, forse ossessivo. Ma si sa, i geni sono spesso molto strani.

Ed ora immaginate sempre quell’uomo attorno agli anni cinquanta. Considerando che anche oggi molti non conoscono questo regista, e chi lo conosce, seppur ammirandolo, non può dire che i suoi film siano belli oggettivamente, o belli in generale, in quegli anni di grandi sogni americani Ed Wood era un mostriciattolo grottesco, disintegrato dalla critica, dallo scarso riscontro positivo con il pubblico e dalla sua autodistruzione nel compararsi continuamente con chi, alla sua età, aveva già fatto qualcosa di importante (Orson Welles ha creato “Citizen Kane” a 26 anni, mentre a 30 Edward era relegato in un teatrino a dare i suoi spettacoli per una media di 8-12 spettatori a sera).
Edward D. Wood Junior nasce a Poughkeepsie, capoluogo della contea di Dutchess nello stato di New York, il 10 ottobre 1924. Sin dall’infanzia è affascinato dal mondo del cinema: gli piace soprattutto di come quest’arte cerchi di registrare ogni minima cosa, il più tempo possibile. Alimentato da questa fiamma voyeuristica, gira alcuni cortometraggi con i suoi amici in Super 8, ma chi guardò quei filmini non sperò molto in un suo futuro nel cinema. Erano fatti male, al di là di quanti anni avesse il ragazzino. Questa sua passione è interrotta dalla Seconda Guerra Mondiale, poiché si arruola nella Marina ed è presente all’attacco di Pearl Harbour.
Ritornato alla sua vita, si dedica all’attività teatrale con il lavoro The Casual Company, che tra il pubblico non ebbe molto successo. Cacciato da Hollywood, vi ritornò con una sua opera Western: Streets of Laredo. Questo è un punto fondamentale nella sua vita. Dopo il primo no di produttori, critici ed esperti di cinema, non si è demoralizzato; senza soldi, né mezzi particolari, in pochissimo tempo (alcuni film vengono fatti da un giorno all’altro, e questa caratteristica la si ritroverà in Plan 9 from Outer Space), riesce a creare un film e a presentarlo ad Hollywood, senza contare che con i soldi messi da parte realizza una propria produzione cinematografica, riuscendo così a sdoganarsi dalle costrizioni di quel mondo del cinema, che a lui piaceva solo perché gli permetteva di lavorare ai suoi film.
Nel 1951 c’è una breve parentesi con il suo cortometraggio The Sun Was Setting, un film di impronta drammatica che si dota anche di una propria colonna sonora. Ma anche questo è un fiasco, la trama è assurda, sconclusionata e a malapena si regge in piedi, esattamente come tutti i suoi film.
Il “botto” viene con la produzione di un film semi-biografico, che invitava la gente ad essere tollerante nei confronti dei travestiti, delle particolari ossessività sessuali, ma soprattutto per una sua operazione di catarsi, chiedendo di venire compreso. Il film in questione si chiama Glen or Glenda, conosciuto anche come Due vite in una, e parla di un uomo a cui piace travestirsi, che resiste alle avance di un omosessuale e perciò ha intrighi con uomini e donne. Incredibile come argomento, se pensate che il film è uscito nella sale nel 1953.
Distrutto totalmente dalla critica (tanto che la pellicola originale del film, non reclamandola nessuno, è divenuta di pubblico dominio), si ispira in parte anche all’operazione subita da Christine Jorgensen nel 1952: prima dell’operazione, Christine era George William Jorgensen Jr., ma poi è divenuta una delle prime persone al mondo a sottoporsi al cambiamento di sesso. Con l’intera America scandalizzata da questa notizia, Ed Wood ritenne opportuno chiedere al produttore George Weiss (che voleva girarci sopra un film a basso costo) di poter pensare alla pellicola, poiché chi meglio di lui poteva capire il concetto del travestitismo. Ed lo si vede, tra l’altro, in alcune scene del film, che interpreta Glenda con l’immancabile maglioncino d’Angora.
Un ultimo elemento da analizzare in questo film è il ritorno sugli schermi di Bela Lugosi. Per chi non lo sapesse, Bela Lugosi è divenuto una figura di culto nella storia del cinema per aver interpretato Dracula, i primi film degli anni venti. Arrivati negli anni del dopoguerra, però, sia a causa degli orrori della Seconda Guerra, sia perché la mentalità della gente era cambiata in modo brutale, disillusa dalle piccole magie di un tempo, il suo personaggio non faceva più paura, e non vendeva ai botteghini come trent’anni prima. Ed lo chiamò per il suo film, offrendogli la parte di uno scienziato che tutto sa, e non abbiamo ben chiaro il suo ruolo all’interno del film. Tuttavia, Glen or Glenda non ottiene il successo sperato. Il pubblico vede in Bela Lugosi solo il Dracula dei tempi d’oro e il tossicomane di morfina che è in quel periodo, nulla di più.
Un ulteriore film lo si ha due anni dopo con Bride of the Monster, del 1955. Questa pellicola continua il ciclo Wood-Lugosi, e anche qui il regista intende rilanciare quello che nel frattempo è diventato il suo migliore amico, dandogli la parte di Dracula. Il risultato fu ancora pessimo, ma perlomeno un po’ di entrate nei botteghini ci furono. Girato in neanche una settimana, con attori che sembravano recitare come se leggessero in diretta il copione, quello che si salva è la straordinaria capacità di creare dal nulla un’opera di fantasia come questa. L’idea gli venne osservando pellicole a caso: scene di guerra, esplosioni, una piovra gigante. Difatti, ecco la storia: “il dottor Eric Vornoff, scappato dall’Europa dell’Est, intende creare una nuova razza di giganti sfruttando l’energia atomica. Per far ciò, si procura la materia prima con l’aiuto del servitore energumeno Lobo, e di una piovra che si rivolterà contro il suo padrone. (da Wikipedia)” Un trash geniale, che nel futuro e dopo la sua morte lo renderà uno dei registi di culto apprezzati dai cinefili, sebbene essi stessi ed altri ancora lo definiscano all’unisono come uno dei registi peggiori di sempre.
Il film più famoso di tutta la sua produzione, nonché l’ultimo, si chiama Plan 9 from Outer Space, uscito nelle sale americane nel 1959. E’ definito da molti registi e critici come il peggior film di tutti i tempi, e nel 1980 è stato riproposto ai Golden Turkey Award, ricevendo il primo premio per Peggior Film e Regia. Questo film è molto citato anche in altre situazioni, c’è persino una casa discografica, nata per dar voce a gruppi punk rock, chiamata “Plan 9″; Tim Burton, volendo omaggiare Ed Wood in un omonimo film, raccontò la creazione di questo film nella sua pellicola, in maniera molto libera ovviamente.
La storia è confusa e fatta con effetti speciali pessimi persino per quegli anni. Degli alieni vogliono attaccare la terra tramite il Plan 9, ovvero il piano numero 9: la storia inizia come un horror di zombie e con la polizia che indaga sull’evento, per poi spostarsi all’arrivo degli Ufo e al collegamento con gli zombie. Il Piano numero 9 è appunto riportare in vita i morti, per uccidere i terrestri. Gli alieni vengono sconfitti da una giovane coppia di sposini, che distruggono la navicella madre.
Parliamo un secondo della produzione del film. C’è su Youtube, se volete vederlo. Innanzitutto, questo film è divenuto famoso per una scena particolare: durante le riprese del film, Bela Lugosi, che interpreta un Ghoul (e quindi, ancora una volta, Dracula) muore. La sua scena era stata girata in un cimitero vero, di giorno. Per rimediare, Ed Wood pensò di prendere un attore che, coprendosi per metà il volto affinché non si capisse che non era Bela, faceva la parte di Dracula. Ma in un cimitero finto, fatto in uno studio, e per di più di notte: quindi, durante il film, si vedono nella stessa scena due momenti totalmente contrapposti di attori diversi, in cimiteri diversi e per di più divisi tra il giorno e la notte, in appena un minuto e mezzo! Senza contare che su sfondo immobile, gli Ufo sono tenuti da un filo che proietta l’ombra sullo sfondo e sono visibilmente dei piattini di latta. Inoltre, la recitazione è pessima.
A causa di questo ennesimo flop, che lo costrinse ad una povertà economica, Ed Wood si dedica alla realizzazione di film softcore e alcune pellicole pornografiche. Ma ormai, l’uomo dotato di fantasia geniale, senza mezzi, soldi e attori per rendere i suoi film capolavori, era distrutto dall’alcool e dalla sua salute. Muore il 10 dicembre 1978, a soli 54 anni, per un attacco cardiaco.
Il peggior regista di tutti i tempi è tutt’ora considerato il padre fondatore dei B-Movies, quelli che ogni cinefilo che si rispetti deve vedere almeno una volta nella vita. La genialità di questo regista, a mio parere, è stata l’incredibile speranza e voglia di fare che lo faceva immergere appieno in ogni sua opera. Ci pensava alle conseguenze, ai flop, ai disastri, ma in ogni suo film lui vedeva la stessa scintilla, la stessa creatività, fantasia e belle speranze del suo primo lavoro. Questo mi basta per stimarlo, e considerare che se avesse solo avuto più soldi, più fortuna e più mezzi, i suoi film ora sarebbero amati come grandi pellicole del passato.
Insomma, se grazie ai suoi film un uomo cresciuto nei B-Movies come Quentin Tarantino ha dato alla luce molti film ed è uno dei più amati registi nel mondo, qualcosa vorrà dire. Mi spiace solo che sia morto senza che nessuno gli dicesse: “Non fa niente, Ed. Ce l’hai messa tutta. Fidati, un giorno ti apprezzeranno lo stesso.”

About Rimbaud

Studente di Filosofia, bibliotecario, non voglio far altro che scrivere.